Dal 4 al 6 giugno 2025 si tiene a Bologna la tredicesima edizione del We Make Future, la fiera dedicata a intelligenza artificiale, tecnologia e innovazione digitale. Con oltre 1.000 speaker attesi, decine di eventi verticali, centinaia di espositori e startup da tutto il mondo, anche quest’anno il festival punta ad essere l’evento di cultura tech più grande d’Italia e uno dei più grandi in Europa, per numero di spettatori, eventi on stage, speaker, brand e startup partecipanti.
Dalla prima edizione, che si è tenuta a Roma nel 2013 sotto il nome di “WebReevolution”, all’edizione attuale, la fiera è cresciuta e cambiata notevolmente, passando dall’essere punto d’incontro per gli addetti ai lavori nel settore del digital marketing, a spazio polivalente che, nelle intenzioni degli organizzatori, utilizza il digitale come acceleratore di cultura, formazione e innovazione.
Sotto un certo aspetto, il We Make Future rappresenta oggi ciò che nei primi anni Duemila ha rappresentato lo SMAU.
Secondo diversi operatori del settore però, questa formula ibrida, a cavallo tra la divulgazione pop e l’evento settoriale, lo ha reso un evento senza un’identità precisa, dove ai fornitori di servizi di marketing si affiancano spazi dedicati al turismo, ai videogiochi o allo sport; e agli speech dei professionisti del settore, si alternano concerti e interventi di presentatori televisivi, giornalisti, politici e VIP, diluendo così il target di riferimento dell’evento, e giocando la comunicazione sull’effetto FOMO.
Per capire dunque come il We Make Future sia diventato una kermesse omnicomprensiva e multidisciplinare, che usa il digitale come collante di tematiche e attività differenti, abbiamo provato a ricostruire la storia dell’evento, iniziata nel 2007 a Pizzo Calabro, paesino in provincia di Vibo Valentia in cui sono nati i due fondatori e animatori della fiera: Cosmano Lombardo e Giorgio Taverniti.
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I fondatori del WMF: Cosmano Lombardo e Giorgio Taverniti
Cosmano Lombardo e Giorgio Taverniti sono tra i fondatori di Search On Media Group, azienda di consulenza e formazione per il settore digitale che, tra le altre cose, organizza il WMF.
I due sono originari di Pizzo, comune italiano della provincia di Vibo Valentia. Lombardo proviene da un percorso lavorativo e professionale legato alla cooperazione internazionale e alla formazione.
Taverniti invece è stato il fondatore di Forum GT, uno dei primi e più seguiti blog dedicati al mondo SEO in Italia, e si occupa oggi di attività di formazione e divulgazione in ambito SEO e Digital Marketing.
Cosmano, dopo un’esperienza presso la FAO in Argentina, torna in Italia e coinvolge Taverniti in un progetto che prevede di utilizzare il digitale come volano promozionale per le PMI. I due quindi, nel 2007, organizzarono a Pizzo Calabro un evento “per spiegare ai piccoli imprenditori come sfruttare la SEO per la promozione turistica e la promozione del territorio”.
L’iniziativa non ebbe grosso successo, ma diede ai due lo slancio per realizzare una serie di eventi itineranti di consulenza e formazione, da svolgere in diverse città italiane. Questi eventi, che verranno chiamati GT Study Days, si appoggiavano alla community del forum di Taverniti e confluivano nel Convegno GT, un evento annuale divenuto punto di riferimento per la comunità SEO e web marketing in Italia. (Evento ancora oggi attivo e conosciuto, dal 2015, col nome di SMConnect).
Le origini del WMF: dal WebReevolution al Festival del Web Marketing (2013-2014)
Nel 2013, dall’esperienza di quelli che erano i GT Study Days, viene organizzato il “WebReevolution”, detto anche Festival del Web Marketing. L’evento si è tenuto a Roma il 28 luglio, presso l’SGM Conference Center, è stato organizzato da GT Idea, la società che diventerà poi Search On Media Group, e curato dal GT Master Club, la community del blog di Taverniti. Parteciparono oltre 700 ospiti, con 30 sessioni formative e relatori di spicco del settore, come Riccardo Scandellari.
Il WebReevolution è stata la prima edizione di quello che oggi è conosciuto come il We Make Future, e già da allora si notava la volontà degli organizzatori di non chiudere l’evento alla sola comunità di addetti ai lavori: fu scelta come madrina la pallavolista Manuela Leggeri, e come gruppo musicale i Marvanza Reggae Sound.
La seconda edizione, 2014, si tenne sempre a Roma, all’Hotel Melià Aurelia Antica. Tra i media partner c’erano Radio 105, Virgin Radio e La Stampa. Il nome “WebReevolution” venne dismesso in favore di un più didascalico “Festival del Web Marketing”, dando risalto alla volontà di creare una manifestazione multidisciplinare, aperta a tutti, con al centro tematiche digitali.
Il debutto del WMF a Rimini: il Festival del Web Marketing (2015)
Nel 2015, il Festival del Web Marketing segna un significativo cambio di rotta trasferendosi, per la terza edizione, dal cuore di Roma al più spazioso Palacongressi di Rimini, ribattezzandosi “Web Marketing Festival”, per sottolinearne la crescente dimensione internazionale.
Questa nuova sede permette di ampliare l’evento a due giornate, durante le quali si tengono focus group tematici, presentazioni di case study, dibattiti, conferenze e workshop che abbracciano tematiche al di là del web marketing, come fashion, food, editoria e turismo.
Viene anche allestita un’area fieristica, estesa su 38 mila metri quadri, che ospita aziende leader nel settore dei servizi digitali.
L’edizione in sé è stata un successo, con oltre 2500 presenze registrate che hanno permesso agli organizzatori di auto-definirsi “l’evento sul Web Marketing più completo d’Europa”.
Non sono però mancate le criticità. Come fa notare la blogger Arianna Rossi, alcuni interventi sono stati percepiti come promozionali, con presentazioni focalizzate sui prodotti aziendali e non sui contenuti formativi, giudicati questi basici o strutturati su case study di grandi aziende con budget elevati, poco utili per partecipanti che lavorano ogni giorno con piccole e medie imprese e con budget ridotti.
Come è cresciuto il Web Marketing Festival tra il 2016 e il 2019
Dal 2016 al 2019, il Web Marketing Festival collauda la sua formula di evento trasversale, dove elementi formativi convivono con spazi di intrattenimento e tematiche sociali. Il presupposto, nelle parole di Cosmano, è: “apriamoci a tutti, ascoltiamo le loro idee e capiamo cosa ne viene fuori.”
Nel 2016 il festival attira oltre 4.000 partecipanti, 160 relatori, 80 aziende espositrici e 200 start-up. Viene organizzato un rock contest con Virgin Radio e allestita un’area dedicata alle famiglie e ai bambini.
L’edizione del 2017 registra un ulteriore incremento di presenze, con 6.000 partecipanti, 260 relatori, 300 startup e 200 espositori.
Nel 2018 l’evento raggiunge nuovi record: 3 giorni di evento (non più 2), 18.000 presenze, 400 speaker internazionali, 300 sponsor. Vengono introdotte nuove aree dedicate ai trend in ascesa: realtà aumentata e virtuale, digitale e sostenibilità ambientale, intelligenza artificiale, big data. La conduzione passa ad ospiti di eccezione, come Elio (di Elio e le Storie Tese, già ospite delle precedenti edizioni) e Cristina Chiabotto. Vengono coinvolte le istituzioni, con la partecipazione dell’allora Team per la Trasformazione Digitale del Governo Italiano (dedicato alla digitalizzazione della P.A.) e della Polizia di Stato per un panel dal titolo “Digitale e Lotta alle mafie”.
Nel 2019, in una continua crescita di ospiti e attività, il Web Marketing Festival si trasferisce dal Palacongressi alla Fiera di Rimini. Con oltre 21.000 presenze registrate in tre giorni, l’apertura del festival da parte di un ospite d’eccezione come Roberto Saviano, la presenza di personaggi, in quegli anni, di ampia visibilità, come l’ex sindaco di Riace Domenico Lucano e la presentatrice Diletta Leotta, e la partecipazione di rappresentanti sia di istituzioni che di brand internazionali, confermano il WMF come uno degli eventi più seguiti e attesi, tra quelli dedicati all’innovazione digitale e sociale in Europa.
Dal Web Marketing Festival al WMF: la trasformazione (2020–2023)
Durante la pandemia di COVID-19, il festival si è tenuto in forma ibrida, combinando eventi sia in presenza che online per rispettare le restrizioni. Nel 2020, sono state organizzate due edizioni: una a giugno e una a novembre, al fine di massimizzare la partecipazione e approfondire temi emergenti come la resilienza, la sostenibilità e l’espansione del digitale nella vita quotidiana.
Nel 2021, il nome del festival è stato cambiato in “We Make Future” per riflettere meglio la sua missione di essere un acceleratore di cultura, formazione e innovazione attraverso il digitale. L’obiettivo è quello di esplorare e costruire il futuro attraverso l’innovazione, soprattutto in una società profondamente trasformata dalla pandemia.
Col cambio di naming viene anche lanciato un manifesto, tramite cui si dichiara che il festival si impegna a diffondere la cultura dell’innovazione e l’imprenditorialità sociale, ponendosi come acceleratore di formazione e occupazione.
Il trasferimento a Bologna (2024)
Nel 2024, il festival si è trasferito dalla Fiera di Rimini alla Fiera di Bologna per rinforzare la sua ambizione internazionale, sfruttando la connettività e le infrastrutture del capoluogo emiliano. Questa decisione ha ricevuto un’accoglienza positiva dalle istituzioni locali, ma è stata meno gradita dagli ospiti e dai partecipanti.
Benché Bologna sia un polo attrezzato e facilmente raggiungibile da ogni parte d’Italia in auto, treno o aereo, i partecipanti hanno trovato lo spazio della fiera eccessivamente ampio rispetto alla dimensione attuale del festival e troppo periferico per usufruire della città come luogo di networking e socializzazione dopo gli eventi in fiera, come invece avveniva sul lungomare della città romagnola.
Al di là di questo però, l’edizione 2024 (la dodicesima) ha registrato numeri da record: 70.000 presenze, 3.000 startup, 1.000 speaker e 700 espositori partecipanti.
La manifestazione ha accolto delegazioni provenienti da 90 Paesi e ospitato 14 padiglioni internazionali, confermandosi una vetrina di primo piano per l’ecosistema tech (e non solo) italiano.
L’edizione 2025, che si terrà dal 4 al 6 giugno 2025, ha intenzione di amplificare ulteriormente questi numeri. Saranno presenti oltre 1.000 speaker da tutto il mondo, più di 100 eventi verticali, 700 espositori e startup provenienti da 43 Paesi.
Tra gli ospiti più attesi: Federico Faggin, Luc Julia (co-creatore di Siri), rappresentanti di Nvidia, SoftBank, Google, Microsoft, ESA, Intel, e numerosi attivisti, giornalisti, creativi e investitori.
Alcune considerazioni finali
Abbiamo visto come il We Make Future, nelle sue 12 edizioni, si sia evoluto da evento verticale focalizzato sulla formazione nel web marketing a evento orizzontale che utilizza tematiche quali formazione, cultura e innovazione, come strumenti che possono avere un impatto positivo sulla società, come si legge nel manifesto, e su cui costruire contenuti divulgativi per un pubblico variegato.
Nonostante l’ambizione lodevole, il passaggio da un evento verticale a uno orizzontale comporta vantaggi e svantaggi.
Tra i vantaggi, c’è sicuramente la capacità di attirare un pubblico più vasto e diversificato, sensibilizzandolo su temi sociali come la sostenibilità, l’inclusione, la digitalizzazione e la difesa dei diritti. Questo approccio amplifica l’impatto culturale e sociale dell’evento, rendendolo un potente megafono per questioni di rilevanza futura e attrattivo per una vasta gamma di partecipanti.
Tuttavia, tra gli svantaggi c’è la perdita del pubblico specializzato che apprezzava l’approccio verticale, con contenuti mirati e specifici per il proprio settore. Oggi, questo pubblico si trova a condividere lo spazio con tematiche di valore scoaile ma meno utili per la loro crescita professionale.
Search On Media, l’organizzatore dell’evento, ha mitigato questa perdita di verticalità organizzando eventi annuali dedicati alla formazione, come il Search Marketing Connect, il Social Media Strategies, l’Advanced SEO Tool e la Settimana della Formazione Digitale.
Un altro svantaggio potrebbe essere legato alla quantitativa dell’evento, che rischia di diventare così vasto, diversificato e ricco di contenuti da rendere complesso per i partecipanti orientarsi all’interno di un fitto calendario e trarne quindi un valore aggiunto tangibile.
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