Gherardo Liguori è co-fondatore e CEO di start2impact, realtà nata nel 2017 con l’obiettivo di rendere la formazione digitale più accessibile, pratica e orientata al lavoro, attraverso un modello di educazione centrato sulla persona, dove la crescita professionale si accompagna alla consapevolezza e all’impatto positivo sul mondo.
Oggi start2impact è una Società Benefit che unisce apprendimento, sviluppo di competenze reali e supporto all’inserimento lavorativo, collaborando con professionisti provenienti da aziende come Google, Amazon e LinkedIn.
In questa intervista, Liguori racconta come si costruisce una scuola che aiuta a trovare non solo un impiego ma la propria direzione, cosa significa unire etica e impatto nella formazione e perché il digitale può essere una leva per migliorare la vita delle persone.
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Start2impact, nel 2025, è ancora la scuola che avevi in mente quando l’hai fondata nel 2017? Cosa è rimasto uguale e cosa, invece, è cambiato?
I valori sono rimasti gli stessi: “scelte consapevoli, persone felici” è la frase che avevamo scritto su un post-it nel nostro primo ufficio. Oggi continua a guidarci e ci ricorda perché facciamo quel che facciamo in ogni azione: da un post sui social fino al supporto nel trovare lavoro a chi ha finito il Master.
Siamo invece evoluti in termini di servizio. All’inizio volevamo “semplicemente” supportare le persone a formarsi per trovare lavoro nel digitale, poi, dal 2021, ci siamo impegnati a introdurre nei Master diversi progetti pratici basati su casi reali ad impatto sociale e ambientale, per trasmettere come poter avere un impatto positivo sulla vita delle persone e sul pianeta grazie alle proprie competenze digitali. E questo ha influenzato anche il modo in cui gli studenti scelgono le aziende in cui andare a lavorare, tendono cioè a scegliere aziende in cui sentono di poter fare la differenza, per se stessi e per il mondo che vogliono contribuire a creare.
Avete scelto di essere una Società Benefit. Perché questa scelta e quali vantaggi o vincoli ci sono per un ente formativo?
Ad oggi non ci sono vantaggi in termini fiscali o altro, è un impegno da parte nostra nel mantenere obiettivi che vadano al di là del profitto in termini di impatto sugli studenti e anche sulle persone che lavorano con noi. Esempi di questo impegno sono il fatto di offrire, nel Career Service a cui si accede dopo la fine del Master, un supporto senza limiti di tempo nella ricerca del lavoro, che dura fino a che gli studenti non trovano quello più adatto a loro (ad oggi il 98% trova lavoro entro 6 mesi); e il fatto di provare a immaginare un nuovo modello di lavoro in cui, grazie allo sviluppo di competenze AI e all’aumento della produttività, riuscire ad aumentare la RAL del nostro team e contemporaneamente ridurre le ore di lavoro
Vi siete posti come alternativa al sistema scolastico tradizionale. Tu stesso sei partito da un percorso classico, come Giurisprudenza. Quando hai iniziato a percepire che servisse un altro modello? E cosa significa, nel concreto, costruire una scuola senza voti, orari o lezioni frontali che possa davvero funzionare?
Per quanto fosse difficile dopo averci investito cinque anni della mia vita, ho capito che dovevo cambiare strada quando ho iniziato a ricevere solo offerte di lavoro non retribuite come praticante avvocato. Per fortuna, durante l’università, ho acquisito competenze digitali da autodidatta, che mi hanno permesso di trovare il mio primo lavoro e avere una forte crescita in termini di responsabilità e stipendio negli anni successivi. Questa consapevolezza mi ha dato la spinta per co-fondare start2impact insieme a Virginia Tosti, per mostrare che ci sono tante altre opportunità oltre a quelle tradizionali. Per me costruire una scuola di formazione che funzioni significa anzitutto capire gli interessi, i bisogni e le aspirazioni di una persona e capire se siamo (o non siamo) la scelta giusta. Ad esempio da noi una cosa che viene apprezzata molto è la qualità e la quantità di pratica, unita alla garanzia di rimborso se non trovi lavoro. O un’altra cosa che alcuni apprezzano, ed altri no, è che la formazione è online, soprattutto on demand. Questo ti dà tanta flessibilità ma serve autodisciplina. Non esiste il percorso formativo perfetto, ma solo il migliore per te e per le tue esigenze, ed è importante dare alle persone tutti gli strumenti utili a fare una scelta consapevole prima di iscriversi (e ritorniamo così alla frase che guida le nostre azioni!).
Chi sono dunque le persone che si iscrivono a start2impact? E che tipo di bisogno esprimono?
Persone che vogliono cambiare lavoro e guardano al digitale per acquisire nuove competenze e crescere professionalmente. Cercano soprattutto un cambiamento in termini di maggiori opportunità di crescita e flessibilità vita-lavoro. Oppure neolaureati che hanno sperimentato da vicino le sfide del mercato del lavoro: la teoria da sola non basta, cercano esperienze pratiche per sviluppare le competenze più richieste dalle aziende. Oppure studenti che sono all’università e vogliono iniziare a costruire da subito le competenze pratiche che vedono negli annunci di lavoro.
[dalla nostra vetrina scuole: start2impact]
Insegnare è un mestiere, e non sempre chi è un ottimo professionista sa anche trasmettere ciò che sa. Come selezionate chi segue gli studenti, e che equilibrio cercate tra competenza tecnica e capacità di insegnare davvero?
Riceviamo tante candidature e spesso arrivano anche per passaparola dai docenti attuali. La selezione si basa sulla loro esperienza professionale e di insegnamento. Una cosa atipica che facciamo per trovare l’equilibrio di cui parli è che tutti gli studenti possono valutare le correzioni ricevute da un docente ad ogni progetto pratico, perché per noi è fondamentale che possano chiedere approfondimenti e che possiamo capire se la correzione è stata utile e se sentono di crescere progetto dopo progetto
Come decidete quando è il momento di aprire un nuovo percorso formativo? E come fate a restare aggiornati in un mercato che cambia così rapidamente?
Quando siamo sicuri di poter dare ottime prospettive di carriera professionale agli studenti, Per restare aggiornati, è una grande risorsa avere come docenti un team di top professionisti del settore che lavora in aziende come Google, Amazon e LinkedIn.
Promettete un inserimento lavorativo reale, anche con una garanzia di rimborso under 30. Che tipo di relazioni avete costruito con le aziende, e quali criticità si incontrano nel portare davvero una persona a trovare lavoro nel digitale?
Abbiamo centinaia di aziende partner, ma quello che fa la differenza è l’attenzione a far sviluppare ai nostri studenti le competenze più richieste a un livello molto più alto della media (motivo per cui a volte le persone vengono bocciate nei progetti e devono rifarli), soprattutto per le persone che non vogliono trasferirsi nelle grandi città e quindi è importante dar loro tutte le competenze e gli strumenti per trovare lavoro anche e soprattutto fuori dal nostro network. Il nostro Career Service supporta studenti e studentesse anche per trovare lavoro all’estero, non solo in Italia. L’unica criticità è quando una persona pensa di non dover fare niente per trovare il lavoro più adatto a sé. Per questo, quando abbiamo introdotto la Garanzia Money Back, abbiamo esplicitato tutte le attività necessarie prima di poterla richiedere.
La community è spesso citata come uno dei punti di forza della vostra proposta. Come nasce, come si tiene viva e che ruolo ha nel percorso formativo di chi studia con voi?
Nasce dall’esigenza delle persone di confrontarsi, dato che il nostro è un percorso di studio online. Abbiamo poi introdotto anche degli eventi dal vivo ma, a parte un progetto di gruppo finale, le attività della Community sono qualcosa di facoltativo, la maggior parte delle persone ci sceglie per la flessibilità, perché ne ha bisogno. Quello di cui ci siamo resi conto nel tempo è che, per le persone che la utilizzano, la Community può fare veramente tanta differenza nella velocità di apprendimento e motivazione durante lo studio.
Accompagnare migliaia di persone a cambiare vita è un lavoro anche emotivo. Cosa hai imparato su di te, in questi anni?
Come CEO di start2impact, che non siamo la scelta migliore per tutti, perché ogni persona ha la sua strada e non per forza è legata al digitale. A livello personale invece, una cosa che ho dovuto imparare negli anni è stata ritagliarmi più spazio per me, perché il lavoro che faccio mi piace molto, ma non deve essere totalizzante come lo è stato per tanto tempo, anche e soprattutto per avere la lucidità giusta in ogni momento. Per questo, negli ultimi 2 anni, ho iniziato a riscoprire chi è Gherardo fuori dal lavoro e ho iniziato a fare diverse nuove attività: Teatro, Agility Dog, Qi Gong e Tai Chi. Tutte queste attività mi aiutano ad avere un sano equilibrio vita-lavoro e sentire di fare scelte migliori nel lavoro.
C’è una storia tra le tante che ti è rimasta impressa, e che racconteresti a chi oggi sta per iniziare un percorso da zero?
Ce ne sono tante e forse quello che mi impressiona di più non è il cambiamento di vita che ormai ho visto succedere tante volte, ma è più rimanere in contatto con le prime persone che hanno trovato lavoro e vedere la progressione di carriera e soddisfazione personale che hanno avuto negli anni, potendo sempre di più scegliere se lavorare da remoto o in modalità ibrida e con quali aziende farlo. Di persone brave nel digitale ce ne sono ancora molto poche rispetto ai trend di fabbisogno di oggi e di quelli che ci aspettano nei prossimi anni, e questo dà a tutti ancora grandi opportunità. Vedere che i nostri studenti stanno beneficiando di tutto ciò è sicuramente una cosa che trovo molto gratificante per capire l’impatto nel lungo periodo del nostro lavoro.
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