Interviste sul metodo è la rubrica che raccoglie le storie professionali di chi lavora nel marketing digitale e nell’eCommerce. L’idea è quella di mostrare il dietro le quinte del lavoro, tra percorsi di crescita, abitudini, strumenti, stimoli e consigli per chi sta iniziando oggi.
In questo appuntamento parliamo con Gianluca Di Stefano, digital strategist che ha guidato progetti di rebranding, generazione di lead e crescita organica per un’azienda internazionale B2B. Oltre al lavoro in azienda, coltiva il suo brand personale su LinkedIn, trasformando la condivisione di contenuti in un strumenti utili ad affinare metodo e visione.
Ciao Gianluca, come sei arrivato a lavorare nel digitale, e cosa ti ha spinto a restarci?
Ho studiato Scienze della Comunicazione: un percorso ampio, aperto e piuttosto teorico, che tocca molte discipline diverse. Avevo intuito che il futuro fosse nel marketing digitale, ma a Bologna non c’erano ancora corsi dedicati. Così ho fatto un Erasmus a Valencia, poi una magistrale in Marketing e Comunicazione Digitale a Roma, che mi ha aperto le porte a un primo lavoro in agenzia. La verità, però, è che il 99% di ciò che ho imparato viene da creator, piattaforme come Learnn e tantissima formazione autonoma online, iniziata nel lontano (ma neanche troppo) 2020.
Com’è scandita la tua giornata lavorativa, come bilanci il tempo dedicato a task strategici rispetto a quelli operativi?
In questa fase della mia carriera ho la fortuna di poter delegare il 90% delle attività operative e delle micro-task a colleghi o fornitori. Questo mi consente di concentrarmi molto di più su attività strategiche e sull’ottimizzazione dei nostri flussi di lavoro, in collaborazione con il mio manager di riferimento.
Dove lavori di solito, e cosa ti permette di essere più produttivo, ad esempio in ufficio o da casa?
Lavorando in azienda, sono quasi sempre in ufficio. Da un lato questo mi ha permesso di conoscere dall’interno una realtà strutturata, che fattura milioni e ha dipartimenti molto diversi tra loro. Dall’altro, però, si perde tantissimo tempo in attività poco produttive. Con orari flessibili e più smart working potrei rendere molto di più. Purtroppo su questo, in Italia, siamo ancora molto indietro.
Cosa ti stimola di più nel tuo lavoro?
Mi entusiasma creare asset che durano nel tempo e raccontare storie capaci di dare valore a prodotti o servizi che migliorano davvero la vita delle persone.
C’è un’abitudine, una competenza o un’attitudine che cerchi di coltivare ogni giorno?
Leggo moltissimo (ultimamente romanzi e fumetti) e cerco di creare contenuti utili per chi mi segue, soprattutto su LinkedIn. Uso YouTube ogni giorno come fosse una libreria infinita: ci trovo spunti utili sul marketing, ma anche contenuti che alimentano le mie passioni, dalla scrittura alla creatività.
Come affronti un calo nei risultati o nei feedback sul tuo lavoro?
Analizzo cosa non ha funzionato, cercando di guardare la situazione da prospettive diverse, anche grazie all’AI. Poi mi confronto con chi ne sa più di me, che sia un mentor, un responsabile o qualcuno di esterno, e lavoro su una soluzione alternativa concreta.
So che spesso un problema non nasce da un singolo errore, ma da come le cose interagiscono tra loro. Quindi guardo il quadro completo, faccio piccole modifiche per testare ipotesi e ascolto meglio i segnali, anche quelli nascosti o in ritardo. Insomma, non reagisco di pancia. Mi prendo il tempo per leggere il sistema, capire dove si è inceppato e ricalibrare. Così posso migliorare in modo più stabile, senza rincorrere il problema.
Un errore che ricordi con chiarezza, e che ti ha insegnato qualcosa.
Nella mia prima esperienza in agenzia, mi fu affidata la creazione di una campagna per un piccolo studio dentistico in una provincia sperduta. Fu un fallimento totale: non solo per errori miei, ma anche per la scarsa solidità del business. Ricordo che al primo contatto ero emozionatissimo, ma presto mi resi conto che la pubblicità è un amplificatore: se non hai una base solida, rischia di diventare solo rumore che si perde nel vuoto.
Che ruolo hanno oggi i social nel tuo lavoro, e come li vivi a livello personale?
Lavoro ogni giorno con le piattaforme Meta e Google, ed uso LinkedIn per costruire il mio personal brand. Detesto gli effetti negativi che certi meccanismi di feedback continuo hanno generato su di noi, ma se usati con criterio e seguendo persone autentiche e consapevoli, i social possono offrire spunti davvero preziosi. Forse il problema non è lo strumento, ma l’utilizzo che ne fanno le persone
Quali strumenti di AI usi più frequentemente e come ti hanno aiutato a ottimizzare il tuo lavoro?
Ho utilizzato con costanza Claude, Midjourney, ChatGPT e NotebookLM. Oggi sto cercando di semplificare, concentrandomi su un unico strumento che mi faccia risparmiare tempo e passaggi. Mi piace anche sperimentare con Replit, per creare piccoli siti o app per divertimento. Attualmente con ChatGPT analizzo qualsiasi contenuto come se avessi accanto un professionista esperto in più settori. Lo uso per ottimizzare testi, contenuti e traduzioni, approfondire temi specifici e creare immagini, script e framework utili per i miei progetti.
Un consiglio sincero che daresti a chi vuole lavorare nel digitale, oggi.
Fai tanta fatica all’inizio, così da costruirti nel tempo una discesa costante in termini di impegno, difficoltà e sforzo. Lo dico perché io ho fatto l’opposto e ne ho pagato il prezzo. Coltiva piccole abitudini positive ogni giorno: nel tempo generano un effetto compound potentissimo. E soprattutto, resta aggiornato. Tutto cambia in continuazione, e chi si ferma, nel digitale, è tagliato fuori.
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