Interviste sul metodo è la rubrica che raccoglie le storie professionali di chi lavora nel marketing digitale e nell’eCommerce, per mostrare il dietro le quinte del lavoro, tra percorsi di crescita, abitudini, strumenti, stimoli e consigli per chi sta iniziando.
In questo appuntamento parliamo Con Simone Razza, advertiser e strategist che negli ultimi anni ha gestito più di 25 milioni di euro in budget pubblicitari su Meta e TikTok Ads, sviluppando strategie digitali orientate ai dati e alla redditività. È docente alla Performance School di Marketers e ha collaborato con istituti come start2impact, 24Ore Business School e GEMA Business School, affiancando centinaia di studenti e professionisti nel migliorare le proprie performance online. Tra i suoi temi principali: advertising tecnico e strategico, analisi dei dati e ottimizzazione avanzata delle Meta Ads.
Ciao Simone, come sei arrivato a lavorare nel digitale, e cosa ti ha spinto a restarci?
Mentirei se dicessi che ho sempre avuto passione per il digital marketing o per il marketing in generale, all’epoca non sapevo nemmeno cosa fosse. Il mio trigger principale non è stato solo emotivo. Lavoravo in un bar e non mi dava grandi soddisfazioni, quelle che ti fanno arrivare a sera con la sensazione di star costruendo qualcosa di concreto per il tuo futuro. Penso che questo tipo di situazioni servano sempre nella vita: ti insegnano ad acquisire consapevolezza che qualcosa può (e deve) cambiare. Da lì iniziai a fare qualsiasi cosa nel tempo libero, come business online e network marketing: è stata una fase di risultati molto scarsi ma immensamente costruttiva. Ho fatto poi qualche corso di formazione, sia gratuito che non, leggevo contenuti da diversi gruppi, partecipavo a qualche evento nella mia zona. Cercavo di assorbire ogni cosa nuova che trovavo online e offline. Da lì ho iniziato a collaborare con un paio di startup come digital marketing specialist e scoprii che mi gasava veramente molto creare campagne pubblicitarie su Meta e vedere i numeri salire quando aggiornavo il pannello. In quel momento pensavo: “ci sono persone là fuori che in questo momento stanno vedendo le ads che ho creato io!”. Può sembrare stupido, ma quello fu l’inizio di una meravigliosa avventura che continuo ancora oggi e che mi stimola ogni giorno a fare sempre meglio e, a distanza di anni, vedere i numeri salire mi fa emozionare come un bambino con un giocattolo.
Com’è scandita la tua giornata lavorativa, come bilanci il tempo dedicato a task strategici rispetto a quelli operativi?
Ricopro diversi ruoli, quindi non è facile gestire e ottimizzare tutto, dipende molto dalle singole giornate. Cerco di condensare le attività che richiedono molto effort o effort continuativo. Ad esempio cerco di condensare più call in poche giornate, per quanto possibile, o di tenermi un giorno libero dalle task day-by-day se sto lavorando a una dashboard complessa che richiede diverse ore. Ho la fortuna di avere dei collaboratori che mi supportano nell’operatività e anche dei processi ottimizzati ( con un pizzico di AI) per le attività che non richiedono grandi input strategici.
Dove lavori di solito, e cosa ti permette di essere più produttivo, ad esempio in ufficio o da casa?
Amo il comfort della scrivania del mio studio. Per quanto mi sforzi, negli anni ho fatto davvero fatica a lavorare in luoghi che non fossero quello. Sono piuttosto abitudinario. Mi alzo presto la mattina, un po’ di ginnastica, caffè e vado nel mio studio. La produttività in sé poi dipende da molti fattori messi insieme e possono variare da persona a persona. Nel mio caso sono tre: motivazione (se non ti piace quello che fai mantenere focus nel medio-lungo periodo sarà come scalare una montagna), dedicare almeno 2/3 ore al giorno ad attività no-lavoro che ti piacciono e andare a letto senza mettere la sveglia. Dormire la quantità di ore giusta che il corpo richiede rende molto più stabile la produttività nel corso della settimana, piuttosto che dormire poco per recuperare task e poi crollare per due o tre giorni perché il corpo è al limite. Ci vuole tempo per testare cosa funziona su sé stessi, poiché ognuno è diverso.
Cosa ti stimola di più nel tuo lavoro?
La voglia di raggiungere risultati. Avere un grande problema da affrontare che si va poi a scomporre in tanti piccoli problemi dove per ognuno c’è una “materia” specifica che li risolve, dall’advertising alla comunicazione, dalla CRO all’email marketing. Unisci questo a una forte passione per i numeri e viene fuori qualcosa di magico.
C’è un’abitudine, una competenza o un’attitudine che cerchi di coltivare ogni giorno?
Prendersi del tempo per sé stessi. Nella vita non c’è solo il lavoro. Il performance marketing è tanto stimolante quanto “pericoloso” per chi cerca di ottenere il massimo risultato possibile: da un lato vieni percepito come ad un livello alto sul mercato, dall’altro rischi di non alimentare a sufficienza relazioni personali e vita privata. Il risultato è che dopo un po’ crolli. Bilanciare correttamente questi due aspetti, dedizione alle performance e vita privata, credo sia la skill più difficile da coltivare perché per chi vuole giocare ad alti livelli non è facile, servono costanza, pazienza, conoscenza profonda di sé stessi.
Come affronti un calo nei risultati o nei feedback sul tuo lavoro?
Con profondo senso autocritico e assertività. Può capitare a tutti di sbagliare o di non vedere qualcosa che avrebbe portato un miglioramento. Siamo esseri umani. In questo devo dire che ho la fortuna di collaborare con clienti che riconoscono il valore umano, oltre che quello professionale. Trovo giusto essere severi nei confronti degli errori e al tempo stesso avere comprensione di chi hai dall’altra parte. Sempre accettare le critiche, ma con un approccio costruttivo e non distruttivo. Disperarsi per un errore non serve a niente, e nemmeno fare spallucce. Credo che trovare una via di mezzo nel metabolizzare queste situazioni aiuti ad ottenere il meglio anche da eventi negativi.
Un errore che ricordi con chiarezza, e che ti ha insegnato qualcosa.
La voglia di fare, soprattutto all’inizio, può portare un rovescio della medaglia che in genere non è mai sostenibile a lungo termine ovvero l’essere troppo accondiscendenti. Magari la paura di dire quella frase “scomoda” per non perdere il cliente, accettare più incarichi possibile fregandosene del fatto che abbiamo 24 ore al giorno, tutti. È qualcosa che si impara anche con l’esperienza, ma che fa tutta la differenza del mondo negli anni successivi. Partendo da questo concetto penso che all’inizio mi abbia comunque portato molti benefici (impari più velocemente, impari a gestire le situazioni difficili, impari a essere assertivo anche in momenti critici). Con il tempo anche qui è opportuno trovare una via di mezzo: non bisogna aver nessun timore nell’esprimere la propria idea, nel dire no quando serve, nel far valere la propria competenza in ogni momento, sempre con professionalità. Il guadagno in termini di serenità emotiva nel tempo è davvero enorme, cosa che migliora anche la gestione sui tuoi clienti migliori poi. Quando si è nervosi o il clima è teso il margine d’errore cresce. Cerca di investire a poco a poco su questo aspetto: più sei sereno, più vedrai risultati nel tempo.
Che ruolo hanno oggi i social nel tuo lavoro, e come li vivi a livello personale?
Non uso molto i social a livello personale. Forse perché passo sulle piattaforme pubblicitarie gran parte della giornata e arrivo a sera che l’ultima cosa che voglio fare è scrollare Facebook. Nel mio lavoro chiaramente hanno un ruolo centrale, occupandomi di pubblicità online. Nella vita privata cerco di usarli in maniera costruttiva: per tenermi aggiornato su cosa gira attualmente, per creare connessioni di valore con professionisti e aziende, cerco di chiedermi se l’ultima sessione che ho fatto su un social mi ha portato qualche info utile oppure ho solo perso tempo dietro a contenuti che non mi hanno dato valore. Per “valore” non intendo solo contenuti che hanno focus lavorativo: anche un contenuto di intrattenimento che alla fine ti strappa una risata per me ha comunque valore, in tutta sincerità. L’importante secondo me è dedicare loro il tempo giusto, senza eccedere (che creerebbe l’effetto opposto).
Quali strumenti AI usi più frequentemente e come ti hanno aiutato a ottimizzare il tuo lavoro?
Principalmente ChatGPT e Claude. Ho una bella lista di prompt da tirar fuori in varie attività e aiutano molto a snellire il lavoro in quanto contribuiscono a strutturare una base da rifinire ed evolvere. Sono molto utili per tante attività, ma sono al tempo stesso da guidare per un risultato di altissimo livello per i clienti. Oltre questi, uso molto anche gli agenti custom perché mi danno un risultato più personalizzato o specifico per alcuni task dove l’output non è propriamente “da chat di conversazione”.
Un consiglio sincero che daresti a chi vuole lavorare nel digitale, oggi.
Essere curiosi e con reale voglia di portare valore ad un’azienda. In un mondo dove l’intelligenza artificiale potrà sostituire gran parte delle task puramente operative, prima o poi, credo risalterà ancora di più il valore che può portare un essere umano. Il valore strategico, la sensibilità di pensiero. Investi tempo e quando serve soldi nel cercare di acquisire competenze che pochi potranno padroneggiare come fai tu, in un mercato dove quelle competenze sono richieste. Manterrai un vantaggio competitivo enorme e porterai un valore aggiunto altissimo per le aziende che aiuterai a crescere, a strutturarsi o ottimizzarsi. Facile? No, non lo è. Ma dal mio punto di vista questo mercato ha e avrà bisogno sempre più di maggior valore. Non è particolarmente adatto per chi desidera “solo” un lavoro 9-18 e arrivare alla fine del mese con lo stipendio in mano. E non c’è nulla di male a non avere particolari aspirazioni o ambizioni, non bisogna “sentirsi in colpa” di volere magari qualcosa di più comodo, di più semplice. Credo solo che questo settore non lo sia.

