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“Non aspettare l’occasione perfetta: costruiscila”. Intervista ad Alfonso Annunziata

Tra i co-fondatori dell’Ecommerce Hub, Alfonso Annunziata ci racconta i primi dieci anni dell’evento: da iniziativa locale a evento di richiamo nazionale

Al centro, Alfonso Annunziata, da sinistra verso destra: Marco Di Bello, Giuseppe Noschese, Paolo Loffredo, Fabrizio Todisco.

In dieci anni è passato da piccolo evento territoriale a punto di riferimento nazionale per l’ecommerce italiano. È la storia di Ecommerce HUB, nato a Salerno nel 2015 con l’ambizione di portare formazione di qualità nel digitale anche al Sud Italia. Oggi l’evento campano compete alla pari con le grandi manifestazioni italiane, dimostrando che si possono organizzare appuntamenti di livello anche fuori dai tradizionali circuiti fieristici di Milano, Bologna e Roma.

Dietro questa crescita c’è la passione di chi ha creduto nell’iniziativa fin dall’inizio. Tra loro c’è Alfonso Annunziata, co-fondatore di Ecommerce Hub, che in questa intervista ci racconta come è nato l’evento, quando ha capito che stava diventando un punto di riferimento nazionale e quale visione guida il futuro dell’iniziativa.

 

[Dalla nostra Vetrina Eventi: Ecommerce HUB – XI edizione – 2025]

 

L’intervista

 

Dopo dieci anni, Ecommerce HUB è ancora quello che volevate che fosse?

Sì, ma è anche molto di più. Quando abbiamo iniziato, l’obiettivo era creare un’occasione di formazione concreta per il territorio. Oggi è diventato un punto di riferimento a livello nazionale per chi si occupa di ecommerce e innovazione digitale. Lo spirito è lo stesso: creare connessioni, portare valore, alzare l’asticella. Ma la portata è cresciuta enormemente.

 

C’è stato un momento preciso in cui avete capito di aver superato i confini di un evento locale per diventare un appuntamento di riferimento nazionale?

Credo che il momento simbolico sia stato quando abbiamo iniziato ad avere richieste di partecipazione da tutta Italia, sia da parte di aziende che di speaker di rilievo. Ma il vero turning point è stato quando ci siamo resi conto che i contenuti e il format non avevano nulla da invidiare ad appuntamenti molto più noti e strutturati.

 

C’è un evento (italiano o estero) che vi ha ispirato nella progettazione di Ecommerce HUB?

Più che un singolo evento, ci ha ispirato l’idea di portare il meglio dei grandi eventi in un contesto nuovo, lontano dai soliti circuiti. Abbiamo studiato molto, sia in Italia che all’estero, ma alla fine Ecommerce HUB ha trovato la sua strada proprio nel colmare un vuoto che nessun altro evento copriva fino in fondo

 

Quanti mesi di lavoro servono per preparare un’edizione e qual è la parte più complessa dell’organizzazione?

Lavoriamo praticamente tutto l’anno. Ogni edizione richiede almeno 6/8 mesi di preparazione attiva. La parte più complessa è coordinare ogni dettaglio mantenendo alta la qualità e cercando sempre di innovare senza perdere l’identità dell’evento. È un equilibrio delicato tra creatività, logistica e visione strategica.

 

Come selezionate i temi e i relatori di ogni edizione?

Partiamo da quello che ci sembra il vero punto di svolta del momento per chi lavora nel digital commerce. Da lì, individuiamo esperti capaci non solo di “parlare di” ma di “parlare a” chi lavora nel settore ogni giorno. I relatori li scegliamo in base al valore che portano, non alla visibilità. E credo che il pubblico lo percepisca chiaramente.

 

Avete creato nel tempo una community. Come si alimenta tra un’edizione e l’altra?

Con contenuti di valore, prima di tutto. Ma anche con ascolto, relazioni e piccole occasioni di confronto durante l’anno. Ecommerce HUB non è solo un evento, è un punto di incontro per chi condivide una visione. E come ogni community che funziona, si tiene viva quando c’è autenticità.

 

Pensate che il successo dell’evento abbia innescato iniziative simili nel territorio o, più in generale, nel Sud Italia?

Sì, e ne siamo felici. Se in qualche modo Ecommerce HUB ha contribuito a smuovere le acque e far capire che anche al Sud si possono organizzare eventi di qualità, allora ha già raggiunto uno dei suoi obiettivi principali.

 

Che tipo di relazione avete costruito con le istituzioni locali e le realtà imprenditoriali del Mezzogiorno?

Una relazione di dialogo e di fiducia reciproca. Abbiamo sempre cercato di creare ponti, non vetrine. Le istituzioni ci hanno supportato in modo crescente, mentre molte aziende del territorio ci hanno scelto come partner nel loro percorso di digitalizzazione.

 

Cosa direste oggi a chi vuole portare formazione e network in territori meno centrali? Da dove partire?

Dall’ascolto e dall’azione. Serve comprendere davvero le esigenze del territorio, ma poi bisogna agire, anche se sembra difficile. Non aspettare l’occasione perfetta: costruiscila. E trova alleati che credano nella stessa visione. Anche una piccola iniziativa può generare un grande impatto.

 

C’è qualcosa che rifareste esattamente com’è andata? E qualcosa che, col senno di poi, oggi cambiereste?

Rifarei sicuramente la scelta di credere nel progetto anche quando sembrava “troppo ambizioso” per la nostra realtà. Forse cambierei l’approccio iniziale alla comunicazione: all’inizio abbiamo sottovalutato quanto fosse importante raccontare il valore che stavamo creando. Oggi, invece, sappiamo che anche quello fa parte della crescita.

 

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