Lo scorso 22 e 23 maggio a Firenze si è tenuta la prima edizione del Videns Festival, ideato e organizzato dall’agenzia creativa Brief, con il supporto di numerosi partner tra cui The Social Hub, Caffè Corsini, Giunti Editore, Libri di Marketing, Chiaverini e Microlensing.
Due giorni dedicati a marketing e comunicazione che hanno accolto oltre 450 partecipanti da tutta Italia, tra professionisti del settore, agenzie, reparti marketing aziendali e studenti.
Il programma prevedeva 34 panel tematici con 40 speaker, per riflettere sulle trasformazioni in atto nel panorama MarCom: dall’impatto dell’intelligenza artificiale alla ridefinizione dei modelli di business creativi.
Noi siamo stati alla giornata di venerdì 23 maggio, per vedere dal vivo la nascita di un festival che, ponendo al centro temi di marketing e creatività, sceglie, per una volta, di non partire da Milano.
Approfondimenti dagli interventi più rilevanti
Gli interventi, pur con toni diversi, hanno toccato alcuni snodi comuni al settore.
Al centro, in modo quasi inevitabile, l’intelligenza artificiale: non come feticcio tecnologico, ma come forza che ridefinisce linguaggi, ruoli e competenze. In diversi speech, come quello di Davide Boscacci (CCO Accenture Song ICEG), o di Michele Mariani (Executive Creative Director, Armando Testa), si è riflettuto sul rischio di un’omologazione creativa, su come riconoscere gli automatismi e contrastarli, ma anche su quanto l’AI possa servire da leva per riscoprire una creatività più viva, più selettiva, più umana.
Accanto a questo, sono emerse riflessioni trasversali sull’identità dei brand, sulla necessità di rimanere fedeli a un sistema di valori non negoziabili, anche quando le strategie cambiano e il contesto impone compromessi, come sottolineato negli interventi di Vera Gheno, sociolinguista, o di Ella Marciello, direttrice creativa.
Si è parlato di performance, insieme a Fabiana Alcaino (Retex) e Veronica Civiero (Meta), ma in un’accezione meno ossessionata dal risultato e più orientata al processo: miglioramento continuo, adattabilità, integrazione di competenze diverse.
Interessante anche il contributo di Daniele Cobianchi (McCann Worldgroup Italy), che ha parlato del rapporto tra tradizione e innovazione attraverso la coppia concettuale “tradizione/tradimento”. Conservare ciò che ha valore, ma anche saper rompere con ciò che è superato: per evolvere servono entrambe le cose, con l’essere umano riportato al centro della creatività e della cultura aziendale, non più solo come esecutore, ma come criterio guida.
Il quadro tracciato non è una mappa chiara del futuro, ma una serie di linee di tendenza che vale la pena tenere d’occhio: una comunicazione che prova a essere etica senza essere retorica, che integra tecnologia senza diventarne dipendente, e che cerca ancora una direzione in grado di coniugare senso e mestiere, come raccontato bene da Ella Marciello, Gianluca Diegoli e Marco Bardazzi, nell’intervento sulle newsletter e sul valore della scrittura in un mondo dominato da video e immagini.
Cosa ci resta dopo il Videns Festival
Il Videns è nato anche con l’intento di creare connessioni tra professionisti. Tuttavia, l’impianto dell’evento – almeno nella giornata di venerdì – ci è parso aver privilegiato la dimensione formativa rispetto a quella relazionale. I panel si sono susseguiti senza troppe pause, in un ambiente raccolto, ben curato, ma non pensato per il networking spontaneo: le sale del cinema offrivano condizioni ideali per ascoltare, ma non per conversare.
Eppure, anche questo ha avuto un suo senso. Niente stand, niente corridoi affollati, niente badge da esibire: solo contenuti. Una scelta che forse sacrifica le occasioni più informali, ma restituisce valore alla partecipazione. Ci è piaciuto.
Il Videns Festival ha scelto una strada meno rumorosa e più curata. E il fatto che un evento così verticale non sia nato a Milano, ma a Firenze, ha contribuito a renderlo meno convenzionale e, forse anche per questo, più autentico. Meno fiera, più spazio di senso. Contiamo di tornarci il prossimo anno.

